In questi giorni si è riaperta la possibilità di iscriversi alle GPS (graduatorie Provinciali per le Supplenze), il luogo virtuale in cui chi aspira a diventare insegnante nella scuola pubblica deve stare per sperare di ottenere una cattedra di supplenza per un intero anno scolastico. E con l’apertura delle GPS, inizia purtroppo anche la squallida compravendita di titoli che danno punteggio.
Naturalmente come in ogni graduatoria, chi ha più punti ha anche più possibilità di ottenere una supplenza, per cui in questo periodo tuttx lx aspirantx insegnanti cercano di accaparrarsi qualche punto in più. Naturalmente, vari enti e università (per lo più private) approfittano della situazione per incrementare a dismisura il proprio fatturato. Sì perché per il Ministero dell’Istruzione e del MERITO non c’è differenza tra un titolo ottenuto superando un esame equo e corretto, e quello ottenuto superando un test a crocette, le cui domande si sapevano già in anticipo.
La questione graduatorie per l’insegnamento sta diventando un gigantesco business per università pubbliche desiderose di ottenere fondi in più per le proprie attività, ma soprattutto per quelle università private che hanno la nomea di elargire diplomi e lauree con grande facilità. Basti pensare al corso di abilitazione obbligatorio che ogni insegnante deve svolgere: costo 2500 euro in qualsiasi ateneo, senza possibilità di agevolazioni per ISEE bassi né di ottenere un rimborso in caso, per motivi di salute gravi, si fosse impossibilitatx a completare il percorso. E poi certificazioni informatiche a 200 euro l’una, corsi di specializzazione a 500 euro l’uno per cercare disperatamente di mettersi in una posizione buona. Insomma, pagare per ottenere un lavoro.
Voglio fare una postilla: io sono assolutamente a favore della formazione per lx insegnanti, infatti ho svolto CELTA e DELTA a mie spese, e ho sempre creduto nella formazione continua. Ma questa non è formazione, me lo hanno garantito tuttx lx collegx che hanno già svolto questi corsi: lezioni rigorosamente frontali da parte di docenti che dovrebbero incentivare nuove metodologie didattiche, ore e ore di teoria che non fornisce alcuno strumento pratico per l’insegnamento di tutti i giorni, corsi di informatica che trattano di cose completamente non correlate con il mestiere dell’insegnante.
Questi sono solo alcuni dei riscontri che ho avuto, e sinceramente non mi aspetto niente di meglio da un corso abilitante che è stato istituito in quattro e quattr’otto e i cui obiettivi non sono chiari neanche a chi l’ha disegnato a mio avviso.
Insomma, una situazione davvero avvilente, che rende il mestiere dell’insegnante una specie di lotteria in cui chi è più furbx la vince. E poi ci si lamenta dello stato delle cose, dell’ignoranza delle nuove generazioni, di come la scuola non riesca a rinnovarsi. Se questo è il modo in cui selezioniamo e assumiamo docentx, le cose continueranno ad andare sempre peggio, e la scuola diventerà sempre più (come già è) il paradiso di chi ha più mezzi e conoscenze per accaparrarsi il posto.
Sono davvero scoraggiata.


Grazie per questa riflessione. Per me è una situazione scandalosa e ne sento parlare pochissimo in giro. Poi quando con l3 collegh3 salta fuori questo argomento ci rendiamo conto che non ne parliamo perché “chissà se qualcunə di voi l’ha fatto, non vorrei toccare un argomento spinoso”.
Mia madre invece lavora in segreteria e vede ogni giorno i punteggi e i curricula di gente che chiaramente non sa fare il lavoro di insegnante e non ha un briciolo di impegno o interesse nel migliorare. Solo che non si può far nulla a quanto pare. Il sistema è bacato e ci rimettiamo continuamente in qualità dell’insegnamento e benessere a scuola.
Esattamente. Inoltre ci rimettono anche lx insegnanti che fanno le cose come si deve, perché vegono categorizzatx con lx altrx come nullafacenti, anche dallx studentx a volte, per cui oltre a non veder riconosciuto il loro impegno, a volte si vedono pure insultatx. Insomma, ci stanno riuscendo benissimo a smantellare la scuola pubblica, per ottenere generazione di pecoroni che votano a caso.