Dopo il mio primo anno da precaria nella scuola pubblica (in un Istituto di Istruzione Superiore), mi trovo a fare i conti con me stessa e con la mia scelta. Questa prima esperienza mi ha fatto riflettere molto. Ho discusso con chi mi sta vicino, condiviso idee con collegə e amicə, e letto i commenti più disparati sullo stato della scuola oggi.
Però quello che mi ha colpita di più fin dal primo giorno sono le barriere invalicabili nella classe, quelle non dette ma sentite da tuttÉ™: la cattedra e il banco. Due oggetti onnipresenti che pesano e incarnano la barriera che separa chi sta da una parte e chi sta dall’altra, chi ha il potere dell’autorità e chi lo subisce.
Questa dinamica è talmente inculcata nella scuola, che se si prova a metterla in discussione, a sovvertirla, ne nasce una rivolta, sia da parte dellÉ™ docenti, che senza cattedra vedono minata la propria autorità , che da parte dellÉ™ studentÉ™, che sentono venire meno quell’appiglio sicuro, quello scudo che è il banco, una specie di riparo dietro cui nascondersi per mangiare, guardare il cellulare, chiacchierare, passare bigliettini, al riparo dallo sguaro dell’autorità .
Questi due limiti così presenti, così invalicabili, mi danno sempre molto da pensare, mi mettono a disagio perché non so mai come fare per provare a superarli. Ho provato a proporre una disposizione a ferro di cavallo in una classe, che però è durata due ore — poi lÉ™ collegÉ™ e lÉ™ studentÉ™ si sono ribellatÉ™ e hanno rimesso i banchi nella disposizione classica. Ho provato a far sedere lÉ™ studentÉ™ in cerchio solo con la sedia. Questo ha funzionato un po’ meglio, ma ha creato molto imbarazzo in alcunÉ™, ed è comunque molto difficilmente praticabile in alcune classi in cui non c’è il posto fisico per farlo.
Insomma, mi scontro con problemi sia logistici (spazio e tempo necessari a cambiare la struttura “architettonica” della classe) che emotivi (la difficoltà di alcunÉ™ a separarsi da quella coperta di Linus che è il banco) che mi rendono davvero difficile capire come abbattere queste due odiose barriere.
Sarei molto felice di sentire l’esperienza di collegÉ™ che sono riuscitÉ™ anche solo in parte a farlo, per iniziare a sviluppare delle strategie utili in questo senso.
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